sarò io che mi stupisco con niente, però…
sarò io che mi stupisco con niente, però…
Dagli abissi della routine lavorativa, riemergo per un post.
Non che in verità ci sia granchè da dire: sto lavorando a tempo pieno e lo farò (a meno di cazzate volanti tali da farmi mettere fuori >_>) fino alla fine di febbraio. Per una modica cifra (davvero modica, questo mese ho lavorato per una paghetta…) resto in quell’ufficio per le mie otto ore con qualche minuto di pausa qua e là, stendendo report e facendomi incrociare gli occhietti su blocchi da 8000 parole chiave in lingue amene come il tedesco ed il polacco.
I lunedì sono i giorni migliori, in quanto arrivano in blocco e per mail tutti i dati delle campagne AdWords che seguiamo. Ogni lunedì mattina apro la posta e mi trovo circa 85 messaggi di Google. E’ un bel modo di sentirsi amati, no?
Ho una qualifica ufficiale: SEM Report Manager, il come dovrebbe implicare del potere decisionale (hahahahahahadehihiho), ma ufficialmente la qualifica dovrebbe essere almeno Ultima Ruota del Carro.
Vabbè dai, che sono ingiusta, mi lamento soltanto quando potrebbe andare molto peggio. Potrei essere a casa e non vedere nemmeno i soldi della paghetta e soprattutto non fare alcuna esperienza di nessun genere. Poi sono fortunata perchè potrei aver trovato dei colleghi merdosi, vecchi e/o snob, invece di tanta gente carina e miei coetanei o poco di più con i quali mi sono trovata subito bene e che mi stanno facendo sentire parte di qualcosa, non necessariamente a livello lavorativo ma soprattutto a livello umano, sono stata invitata alla pizzata di Natale e mi piacerebbe tanto riuscire ad andarci. I boss sono un po’ così, chi è strano forte, chi è brutto forte, chi si fa prendere delle ansie dirigenziali senza mettere in condizione i “sottoposti” di capire che cosa fare e come. La voglia di tutti di andarsene da lì è tanta, c’è un notevole ricambio tutti i mesi e sono lì dentro da due interi…
Insomma, come sempre, chi vivrà vedrà, vedremo che cosa potremo ricavare da questo posto e se mi servirà a qualcosa.
Nei rari momenti liberi cerco di leggere un po’ e riposare gli occhi dal pc (non riuscendoci, visto che anche a casa sono sempre qua), ieri ho provato una meraviglia culinaria, il Mac Bun (sì, chiamiamolo col suo nome e vaffanculo McD!), la prima agri-hamburgeria che sta dando filo da torcere alle majors invece che il contrario come vorrebbero loro. Lo SlowFast Food. Una meraviglia di ingegno e un ottimo sapore, oltretutto con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Magari farò poi una scheda apposta.
Successivamente yogurtino con Nutella, una cosa che non mangiavo da un decennio almeno e che è stata da godimento fisico. Sì ho mangiato come una vacca all’ingrasso ma non me ne frega assolutamente nulla, è stato un magnifico pomeriggio e non sono stata per niente a pensare alla dieta, tiè!
Adesso inizia una nuova settimana, in attesa della prossima che godrà di un bel ponticello.
questo è uno di quei post che tanto ho dileggiato nei blog altrui e che mai avrei immaginato di scrivere. pace, m’è scappato
“Ah no, se io lo dovessi vedere così poco non ce la farei, non resisterei mai.”
Quante volte ho sentito questa frase, un po’ da chiunque.
Viene invariabilmente scatenata quando faccio notare a terzi quanto spesso vedo il mio ragazzo. O quanto poco spesso, diciamo.
E’ oggettivamente vero, ci vediamo troppo poco. E non è che ci si diverta a vedersi così, entrambi sentiamo la reciproca mancanza.
Un po’ sono i miei genitori, un po’ è la distanza ed il dipendere dai mezzi pubblici, un altro po’ è il lavoro. Ora che le cose si sono un po’ ammorbidite qui a casa, abbiamo constatato che non riusciamo a vederci più spesso nemmeno volendo.
Da ciò, la riflessione che mi viene suggerita dalla frase di apertura è: non ce la faresti? e allora che faresti?
O meglio: il disagio che si verrebbe a creare che cosa ti comporterebbe? Molleresti il tuo partner?
Se la risposta fosse sì, ecco che la frase nasconde un sottointeso: il disagio provato è puro egoismo, non riesci a stare quanto vorresti con quella persona e quindi ne cerchi un’altra con cui starci di più.
Se è proprio quella persona che ci interessa, si patisce anche la lontananza prolungata e le brevi visite, perchè se ne trovassi un’altra più a portata di mano, sarebbe comodo, ma non sarebbe lei.
Certo che a tutti piacerebbe avere le ore di tutti i giorni libere e spensierate e quindi desiderare di impiegarle nel miglior modo possibile, ad esempio con il proprio amore, sarebbe più che legittimo. Ma questa è pura utopia, la gente lavora, ha pensieri e problemi da risolvere, equilibri da mantenere. Il tempo che resta è poco, e se si considera che occorre far combaciare quel poco tempo per due persone impegnate in affari diversi, è evidente quanto questo sia difficile.
Se non c’è la volontà di un po’ di sacrificio, allora… “questa o quella per me pari son”.
potrei ascoltarla fino a farmi sanguinare le orecchie *_*
C’è chi dice che si inizia ad essere vecchi quando ti guardi attorno e non riesci a riconoscere quelli più giovani di te, non riesci a rispecchiarti più in quell’età che hai avuto anche tu.
Allora sono vecchia.
Ogni giorno, sui mezzi pubblici, in giro per i marciapiendi e nei negozi, vedo ragazzine di pietra che non riconosco come mie consimili.
Vedo ragazzine di 12, 13 anni o poco più, truccate e pettinate da ventenni, con atteggiamenti da quarantenni e con linguaggi degni dei peggiori bar di Caracas (come il Pampero).
Non vedi un solo volto acqua e sapone, tutte mascherate da adulte sotto strati di matita nera che ne indurisce i lineamenti, sotto frange lunghissime o capigliature sforbiciate, perforate da piercing, decorate da tatuaggi, portatrici sane di bigiotteria dozzinale, abbigliate nei modi più assurdi, arrotolate sì in lunghe sciarpe ma sempre con la pancia scoperta.
Mi guardo attorno e vedo dei mostri. So che dalla loro parte, coloro che vedono me ridono e trovano in me il mostro. E’ capitato. Sembro più giovane della mia età nel viso, ma nell’abbigliamento cancello qualunque dubbio, almeno per loro: nate nei ruggenti anni ‘90, certe cose erano ammissibili solo negli ‘80 (vedi citazione musicale di un paio di post più sotto).
Ma ne sono contenta, perchè io sarò anche un mostro, ma posso vedere in loro quanta superficialità e quanta vuotezza incarnano. E mi domando se mai, nella vita di questi piccoli pilastri di cemento armato che ho di fronte, indurite ancora prima di vederla, la vita, se mai riusciranno ad essere felici e spensierate, ad essere per un momento davvero loro stesse e non fashion victims della moda di turno.